Orso ma non troppo

Nel mio apprezzare il silenzio, l’introspezione, la libertà, il tempo della mia solitudine scelta e assecondata da amici e conoscenti che, in contemporanea a me, hanno smesso di chiamarmi, resto comunque un inge e una persona razionale che investe a medio e lungo termine e, ancora prima di tutto, considera importanti le buone maniere: va bene prendersi il tempo per sè, ma sparire completamente dai contatti sociali senza dire nulla, mi pare maleducato e controproducente. L’ho visto fare a persone che se ne sono andate senza nemmeno salutare e poi sono rimaste lontane, contente loro, ma almeno un “ciao, arrivederci e grazie del tempo condiviso, ora mi ritiro” (detto, scritto, fatto intendere: mail, posta su carta, piccione viaggiatore, sventolare la manina, SMS: basta davvero poco, anche una cartolina dalle vacanze mesi dopo) avrebbe fatto piacere e lasciato aperto un ponte verso il futuro. Mi impongo lo “sforzo” di mandare un SMS ad amicaJ (abita a 100 mt da me, non ci si incontra quasi mai), con scritto “Ciao, come va?”. Il tempo di pensare “forse avrei potuto scriverle più delle 3 parole… sono davvero un orso” e mi squilla il cellulare: mi racconta delle vacanze come se ci fossimo salutate appena prima che partisse (non sapevo nemmeno che fosse via…). Basta davvero poco per mantenere viva un’amicizia, anche quando si ha poco da dire.

 

Lo spigolo

Lo dico sempre al Folletto quando si china a prendere qualcosa dal pavimento e la finestra è aperta: “attento all’ anta quando ti alzi”, temendo che picchi una zuccata.

Oggi l’ ho fatto io: una zuccata secca contro lo spigolo, che mi ha fatta cadere dal contraccolpo, battendo pure i denti glu uni contro gli altri e facendomi lanciare un urlo “aiuto!”. Poco male, solo un bernoccolo, ma mi sento altro che scema…

Però credo che il Folletto ci starà ancora più attento, adesso che ha visto che cosa succede…

Ahia!

Distacco graduale

Già dall’anno scorso il Folletto ha iniziato a chiedermi di andare a scuola da solo “non mi perdo, so la strada”. Finora ho detto “no” per due motivi: il percorso non è protetto da un ambiente chiuso tipo paesino con tutti che vanno a scuola contemporaneamente lungo la stessa strada, potrebbe incontrare un balordo che lo molesta (anche solo un bulletto più grande); la passeggiata del mattino è un appuntamento per me che mi sveglia e prepara alla giornata, andare insieme a scuola resta una delle poche intimità mamma-bambino, finchè la sua età me lo permette. Ovviamente gli ho spiegato la prima ragione, facendogli qualche esempio di “pericolo bulli” senza allarmarlo troppo (“se un ragazzo grande fa il gradasso con un bambino, vedendo un adulto – me- ha paura”) e gli ho aggiunto la seconda come effetto collaterale gradevole “la passeggiata mattutina”. Ha capito, nel frattempo inizia l’ autonomia graduale: due incroci prima della scuola ci si separa e ci si da appuntamento davanti al cancello. Questo soddisfa, per ora, il suo desiderio di indipendenza e  mi lascia tranquilla, abituandomi piano piano…

Poesia e umorismo

Da un po’ di tempo a questa parte, mi sono impegnata, ogni sera prima di dormire, di trovare, ripercorrendo gli eventi della giornata, qualcosa di umoristico che mi faccia ridere e qualcosa di poetico che mi faccia sorridere. Piccole cose: una situazione divertente, una scemenza che penso da sola ma mi diverte, un’immagine di un fiore con la rigiada, uno scorcio che mi piacerebbe fotografare, la prospettiva delle piante lungo il viale alberato…

Stamattina, dopo una notte semi-insonne (quando cambia il tempo mi succede sempre), saluto il Folletto al cancello della scuola e mi incammino verso la posta. Nello spazio verde in un angolo dietro il parcheggio vedo la sagoma nera di un uccello, col collo lungo e il becco fine, come un airone in miniatura…mi avvicino ed è un pezzo di sacco nero di plastica (tipo spazzatura) annodato e buttato nel prato. Mi sorprendo da sola del senso poetico inconscio. Mi sa che stamattina recupero il sonno perduto…

Decorazioni

Ieri mi è venuta voglia di decorare la casa, dopo un riordino necessario (che non mi esalta alal sola idea) che so, di mettere candele decorative ai davanzali delel finestre. Peccato che le finestre delle stanze non abbiano davanzali interni, in salotto oltre alla vetrata verso il balcone di tre pannelli (uno fisso e i due battenti della porta) c’ è un oblò rotondo in una parete curva con la concavità verso l’ esterno (la “pancia” in dentro). Terrò l’idea per decorare qualcos’altro… da parecchio non mi venivano idee solo “estetiche”.

Spostamenti geografici

Le offerte di lavoro per ciò che ho fatto fino ad un anno  fa, ormai, sono disponibili al di là di un oceano: negli USA o in India. Che bello essere già indirizzata verso la riconversione professionale. Ormai, credo, non c’è più niente da inventare al riguardo, solo mantenere lo status quo: non servono esperti (o ne serve uno per azienda): basta ripetere ciò che è già disponibile. Grande sollievo professionale non esserci più incastrata dentro a incartapecoirirmi…

Ci avevo preso

Dopo un “dobbiamo vederci prima dell’ estate” detto al mese di maggio in seguito ad una mia telefonata, a cui non è seguito nulla, ieri trovo un SMS di amicaN, un “ciao, come va, sono rientrata dalle vacvanze ed ho organizzato il rientro a scuola dei miei figli”, la chiamo, si chiacchiera per 45 minuti, come se ci fossimo viste il giorno prima. Cio avevo preso: l’ amicizia era solo in sospeso. Beh, poi mi ha detto di nuovo “dobbiamo vederci”, da cui mi aspetto una chiamata intorno alle vacanze di Natale… E mi va bene così: ci siamo aggiornate sui mesi trascorsi, avrei poco altro da dirle…

A proposito di pettegolezzi

Stiamo spiegando al Folletto come i pettegolezzi siano da evitare e capita giusto a proposito la storia che ci racconta: al doposcuola un bambino ha messo in giro la voce che un’assistente che a lui non piace ha della droga. La voce passata tra i bambini è  arrivata nel giro del pomeriggio all’ orecchio della direttrice che li ha convocati e ha fatto loro una lavata di capo: “credete che io prenda sul serio queste cose e la mandi via?!?” A quanto pare il bambino che si è inventato la storia “è stato così fortunato di essere già andato a casa quando la direttrice lo ha saputo”. Il Folletto è rimasto colpito da tutta la faccenda. Colgo l’ occasione e gli racconto una cosa vissuta in prima persona:

S, italiano, scapolo fino a poco prima, presenta la moglie  M (lavorava in America, originaria dell’ India) agli amici. Una conoscente mi racconta “sai, ho saputo di S: suo zio gli ha combinato il matrimonio con una ragazza indiana”. Mi pare un’esagerazione, me ne frego.

S era un conoscente, non ci si frequentava. La stessa conoscente organizza un caffè tra ragazze un sabato pomeriggio, invita anche M. Ci conosciamo, la trovo simpatica. Ci si reincontra (KleinBurg è microscopica), M mi dice di aver chiesto al marito se mi conosceva e come fosse che non ci avesse presentate prima, essendo anche noi italiani (noi tendenzialmente non frequentiamo italiani all’estero). Si inizia a frequentarsi tra coppie (Loricott ed io, S ed M). Un giorno si chiacchiera di come ci si è conosciuti, io racconto di noi due, lei mi racconta di loro: un amico di S, collega di M lo ha invitato in America, forse una volta per scherzo ha detto che era suo cugino. S ed M si sono conosciuti tramite l’amico di S, collega di M, si sono innamorati e poi sposati.

Mi sono sentita in dovere di informare la mia conoscente che il pettegolezzo riferito del “martrimonio combinato dallo zio” era un’unica fandonia, se non altro per levare questa calunnia dalla coppia di amici. Poi, dei pettegolezzi della gente mi frega meno di niente.

Un collega si prende un anno sabbatico, mi dicono per andare a studiare sociologia. Mi sembra interessante e inusuale. Sono affari suoi. Parlo con la sorella: mi racconta (senza che glielo chieda) che l’anno di studi si è svolto in seminario. Mi frega ancora meno. Qualche pettegolo (nota: non pettegola) se n’era uscito con l’idea “è diventato monaco di clausura”. Certo che la fantasia non manca agli imbecilli…

Rammento l’idiota che quando ci siamo licenziati da GermanTronics dicendo solo “ce ne andiamo dall’ Austria, in un altro paese dell’unione europea” aveva detto ad un collega: non è vero che se ne vanno dall’ Austria, li ho visti all’IKEA, quindi stanno comprando i mobili per arredarsi un altro appartamento qui in zona.

Se fosse stato più professionale nello spionaggio pettegolo e ci avesse seguiti fino alla cassa, avrebbe visto che avevamo il carrello pieno solo di scatole e cartoni per il trasloco😀

Telefono senza fili…

Stiamo spiegando al Folletto come una storia raccontata possa trasformarsi al punto di diventare irriconoscibile: un motivo in più per essere discreti.

Gli facciamo l’ esempio del gioco “telefono senza fili”. Esiste anche qui, si chiama in un altro modo.

Capisce al volo: quando abbiamo giocato, il primo bambino ha detto “mio fratello è andato a giocare”, l’ ultimo della fila ha ripetuto “lo scoreggio esce dalla bocca”.

Loricott ed io restiamo a bocca aperta, riusciamo a mantenere il controllo: Folletto, che cos’è lo scoreggio?

Fol: e.. quando si panno i punti in un giorno, lo score.

Ci scappa una sghignazzata e gli spieghiamo che si dice punteggio, mentre scoreggio significa…

A quel punto comincia a sghignazzare pure lui (invece di offendersi per avere sbagliato) e temiamo che la cena ormai sia trasformata irreversibilmente in cabaret

Ospite a sorpresa

casaInge, stiamo cenando, si sente bussare alla porta. Apro, mi appare davanti un bel tipo, alto, biondo, con gli occhiali da sole, con in mano due confezioni di birra e un sacchetto di patatine. Resta sorpreso “credo di essermi sbagliato”. Gli sorrido: “la festa non è qui”.

Però un pochino la tentazione di invitarlo e accettare le birre l’ho avuta…