dTpaIPV

Da piccola ho fatto le vaccinazioni obbligatorie, sono sempre stata convinta che l’immunizzazione fosse un’ottima cosa. Nella mia ignoranza non sapevo che malattie come morbillo o orecchioni potessero avere complicanze gravi, avevo sempre visto i bambini che si ammalano, guariscono e poi sono immuni, sapevo solo che gli orecchioni erano pericolosi nei maschi adulti, la rosolia nelle donne in gravidanza. La mia preoccupazione era sempre di raggiungere l’immunità, per cui mi ero parecchio inalberata quando ho sentito dire che l’antirosolia non garantiva la copertura a vita e nessuno me lo aveva detto: se mi sono vaccinata a 10 anni e 20 anni dopo, trentenne, resto incinta, non sono più immune? E nessuno mi mette in guardia o mi propone un richiamo del vaccino?! La mia conoscenza medica era limitata riguardo a come garantire l’immunità, non sul fatto che fosse necessario. Orecchioni, morbillo, varicella li ho fatti e sono guarita, ora sono immune. Del tetano sapevo: se ti tagli con un ferro arrugginito, ti fanno l’antitetanica per andare sul sicuro. La difterite era già una malattia del passato: nella mia mente “una volta  si moriva di difterite”. Lo stesso per il vaiolo: ho ancora i segni del vaccino sul braccio ed ero convinta, ignorante, che ormai la vaccinazione non si facesse più, non vedendo i segni sul braccio dei bambini, pensavo che non fosse necessaria, visto che la malattia era stata debellata. E invece no: bastavano le vaccinazini da piccoli in un ambiente in cui tutti le facevano, per cui non c’erano epidemie e gli adulti o anziani non avevano bisogno dei richiami del vaccino, in assenza di rischio di epidemie. Il vaccino contro tetano, difterite, pertosse e polio, invece, ha bisogno di un richiamo a 25 e 45 anni negli adulti (e nessuno me lo ha mai detto…), mi sono informata io su un sito ufficiale di medicina e oggi, tornando dal mercato, sono andata dal medico, mi ha fatto la prescrizione, sono passata in farmacia a comprare il vaccino dTpaIPV  e sono tornata dal medico, mi ha fatto l’iniezione: il tutto (farmacia compresa) in meno di un quarto d’ora. Adesso se incontro un co&ione no_v_a_x (lo scrivo con gli “_” per evitare che il mio blog venga associato a questi dementi) o il figlio sfortunato di un co&ione no_v_a_x, posso stare tranquilla, che non mi prendo tetano, difterite, pertosse o polio. 😀

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Per caso a GrandVille

Sto passeggiando per una dell avie direttrici del centro di GrandVille, vedo un portone aperto verso un cortile interno con un manifesto “esposizione d’arte”. Entro, la sal aal pian terreno ospita un’esposizione di quadri, abiti e mobili decorati ad arte. Lo spazio di un salotto grande. Due uomini e una donna stanno chiacchierando nel mezzo della sal ad alta voce. Guardo i quadri, sento uno degli uomini raccontare “sono stato sradicato da GrandVille a 11 anni…” e la discussione prosegue. La frase mi fa venire il magone: io a 40 anni, con le radici nell’aria come le orchidee ho messo radici a GrandVille. Non riesco a trattenermi, chiedo scusa per l’intromissione e commento: “ho sentito la sua frase  ‘sono stato sradicato da GrandVille’, a me è successo il contrario, pensavo di essere un;orchidea con le radici in aira e poi…” Inizia un dialogo con un pefeto socnosciuto, senza neamche presentarsi, unos cambio di battute tra il serio e il faceto, il filosofico e il personale in cui gli racconto per sommi capi la mia vita (non troppo) personale: mi chiede da dove vengo, e al mio “dall’Italia, attraverso l’Austria” lui deduce il nord Italia e io preciso, che sì vengo dal nord Italia ma non dal Sud Tirolo, sono emigrata in Austria. L’altro mi chiede se ho trasferito le mie radici dall’Italia a GrandVille e dico che no, le ho sempre avute nell’aria come le orchidsee e poi arrivata a GrandVille le ho messe qui. Alla domanda “dopo quanto tempo” rispondo “al secondo o terzo giorno dall’arrivo”. Mi chiedono che lavoro faccio, si sorprendono che un ingegnere sia disoccupato, si scambiano battute sull’essere sentimentale (mi si rompe la voce a parlare di GrandVille), dico che ora parto per il belgio, ma mi attacco ai lampioni per none ssere sradicata… Un quarto d’ora di dialogo da film (e tutta la scena si presenterebbe per una sceneggiatura, almeno nella mia fantasia…). Sono venuta via, senza che ci si presentasse, sono andata a comprarmi un paio di sandali (il motivo per cui ero in centro)…

Oltre la parità

Loricott ed io ci siamo laureati nella stessa sessione di laurea (oooohhh!), lui con 106/110, io con 105/110. Da allora, quando capita che lui abbia un’idea migliore della mia o che io dica un’idiozia, appena la disparità del momento riasulta evidente io lo guardo e dico con aria adorante da presa per il q-lo: “lo so che gli uomini sono superiori alle donne!”. Lo dico unicamente perchè so che sentirlo lo fa imbestialire 😀

Ormai basta che accenni allo sguardo da “vedi che gli uomini…” che lui mi fulmina col suo sguardo. Piccole complictà (deficienti, lo so) della coppia.

Sono nell’ufficio di Monsieur A., impiegato di un’organizzazione governativa che aiuta le startup a fare un business plan, presentare il progetto a potenziali finanziatori etc. Loricott partecipa alla riunione in teleconferenza dal Belgio. (Lo so, fa molto business enterprise, ma si tratta di logistica…). In una delle riunioni propongo che partecipi in telecon anche Borbone (il terzo socio, da un’altra regione della Francia). Alla fine dico a MonsierurA. che ho avuto piacere a che lui vedesse Borbone, almeno in videoconferenza, altrimenti sarebbe rimasto questa presence phantasme. Lui non capisce e Loricott mi corregge dal video “si dice phantôme“. MonsierurA. capisce finalmente e, mentre Loricott sta per sbaraccare il suo PC e MonsierurA. mette via le sue pratiche, prima di chiudere la conferenza lancio la frecciata “lo so che gliuomini sono meglio delle donne!”. Loricott fa la smorfia eloquente (non posso mandarla affanqlo in videoconferenza con MonsierurA. lo faccio poi in privato). MonsierurA alza la testa con l’espressione di chi ha visto un amarziana (“oddio questa viene fuori dal medioevo”). Io lo guardo sorridendo “lo dico a moi marito perchè lo fa arrabbiare… ;-)”. Tira un sospiro di sollievo (una moglie rompic. rientra nella norma, quella sottomessa no!).

😀

Buon meccanico

Porto l’auto al centro parabrezza: ho una scheggia sul vetro. Il mewccanico guarda il punto che gli indico e mi dice “è una macchia di resina, ora glielo gratto via”, gli indico il punto scheggiato (più piccolo) e mi dice che non vale la pena di cambiare il parabrezza solo per quello: la scheggia non si allargherà e il danno non si ingrandirà. Chiamo Loricott al telefono, chiedo al meccanico di spiegarglielo, aggiungendo “è mio marito che deve fare un viaggio lungo, decide lui”. Lo osservo mentre parla al telefono: muscoli delineati il giusto sulel braccia e si vede la forma sotto la maglietta sul torace, occhi azzurri, capelli castani chiari, lineamenti del viso regoilari, zigomi appena sporgenti. Un figo. Buono professionalmente, garbato nei modi e bono alla vista. I meccanici dovrebbero essere tutti di questo stampo… 😀

Giornate

Sveglia come al solito, colazione col Folletto, lo accompagno in auto al centre de loisirs con lo zaino da campeggio: la sera si ferma per il “bivacco” nel giardino del centro, lo vado a prendere domani sera. Riparto in auto e l’autista del pullman parcheggiato di fianco mi fa notare che ho una gomma a terra, vado lentamente e con le 4 frecce accese all’officina. Lascio l’auto e vado al mercato. Vengo via dalla bancarella della frutta e mentre mi avvio verso casa sento un’ urlo “Madame!!“: la fruttivendola mi sta rincorrendo con il sacchetto dei fagiolini e delle melanzane che ho dimenticato di mettere nella borsa. Continuo verso casa, mentre arranco con la borsa con dentro 5 meloni (che pesano parecchio), un signore mi dice “Vous êtes tres joli Madame”, lo ringrazio “è molto gentile da parte sua, le offro un sorriso” e continuo verso casa. Mi rincorre e mi chiede da dove vengo (dato il mio accento), lui mi dice che viene dalla Antille, mi chiede se può rivedermi. mangio la foglia, gli dico che mi spiace, ma fra poco trasloco. Ci riprova “mi può dare il suo numero di telefono, la chiamo, lei magari torna…”. Chiudo con un garbato “mi spice, sono sposata…” e rientro a casa. Poso la frutta e la verdura, esco di nuovo, vado dalla parrucchiera (lo faccio una volta l’anno, ora posso aspettare fino alla prossima estate).  Pranzo, un po’ di lavoro, mi preparo per la mia serata a GrandVille: camicetta bianca senza maniche, gonna ampia svolazzante, lunga ben sotto il ginocchio, grigio argento lucida, sandaletti bassi bianchi e cappello bianco a tesa larga. In un’ora e mezza coi mezzi pubblici arrivo in centro, mi bevo un caffè freddo al solito bar, entro al (ex) convento dei giacobini per il concerto del quartetto “le quattro ance perseguitate (dai fantasmi)”. Mentre attendo l’inizio mi telefona Loricott chiedendomi informazioni sui mobili da montare a Leuven, la telefonata interrotta dalla chiamata dell’officina per farmi il preventivo per cambiare lo pneumatico. Finalmente spengo il telefono, mi perdo a guardare l’architettura in mattoni bellissima, il sole che entra dal chiostro, ascolto i musicisti giovani, bravi e spiritosi. Finito il concerto, per una volta una sera senza orari, passeggio per il centro, ringrazio del suo lavoro un netturbino che sta vuotando i cestini della spazzatura, mi sorride soddisfatto, vado in crêperie: tavolini all’aperto in una piazzetta del centro, leggo il mio libro, ceno, mi guardo in giro. Con calma torno al metrò e arrivo a casa giusto in tempo per non prendere l’acquazzone, mi infilo a letto da sola, nel silenzio…

Lussi e mancanze

Da tre anni posso vivere nella mia amata GrandVille, non ho orari da rispettare (a parte la scuola del Folletto), ho percepito i sussidi di disoccupazione per due anni, sto lavorando da casa con una piccola attività che, seppur non sufficiente a mantenermi, mi tiene impegnato il cervello e mi ha permesso di esplorare campi diversi da quello in cui ho lavorato nei 20 anni passati e in cui rientro fra un mese circa.

Non devo sprecare tempo a viaggiare, in riunioni aziendali inutili, a sentire scemenze di colleghi che si evitano volentieri. Posso concedermi di appisolarmi se mi viene l’abbiocco, posso lavorare alle 5 del mattino se mi sveglio presto.

Sono sola tutto il giorno, mi sono trovata a diluire nel tempo che ho (da sola, tanto, un lusso) per avere ogni giorno l’occasione di scambiare un saluto e due chiacchiere (due davvero, non si spreca tempo nè il proprio nè quello altrui). Le piccole commissioni: un lusso avere il tempo per scegliere quando farle, un pochino il peso di doverle diluire nel tempo per avere un minimo di socialità. Anni fa ho incontrato la vicina di casa, in aspettativa dal lavoro, qui al seguito del lavoro del marito, che al mio “come le invidio tutto quel tempo a disposizione”, con garbata serietà mi ha detto “non lo dica!”. Ed è vero: avere finalmente il tempo a disposizione nel posto che adoro è un lusso, ma la solitudine, seppur apprezzabile, a lungo pesa. La cosa più difficile è stata non lasciarsi andare a frequentare persone o posti solo per non stare da sola o a diventare un peso per chi si incontra (la sciura che  “non ha niente da fare tutto il giorno, si lamenta pure e ti attacca un bottone che non finisce più quando non hai tempo e su argomenti di cui ti frega zero”).

In particolare mi sono impegnata a lasciare libertà al Folletto: vuoi andare in campeggio 4 giorni, io resto qui sola a casa? mi va bene, è la tua indipendenza, devo trovarmi qualcosa di interessante da sola, non proibirti di partire. Non avendo nemmeno l’ufficio in cui, anche se alcuni con un po’ di insofferenza, vedi i colleghi a cui dici “buongiorno”, organizzarsi le giornate senza perdere un ritmo sano richiede attenzione. Adesso che sta per finire, da un lato mi fa piacere (è il momento giusto), dall’altro cerco di apprezzarlo come non mai…

Il lusso più grande è stato poter seguire il mio ritmo (di sonno, veglia, lavoro, riposo), senza imposizioni esterne che mi hanno sempre causato stanchezza inutile. Il risultato è che ho lavorato incessantemente, sabati e domeniche inclusi, sicuramente più che stando in un ufficio e ora mi prendo la terza settimana di calma, per evitare di iniziare a lavorare troppo stanca. “Di calma” significa impacchettare per il trasloco, occuparmi del Folletto dalle 18 alle 09, fare la spesa, organizzare la burocrazia per il trasloco, lavorare comunque con calma ai progetti in corso.

Mi sono presa anche la cura di fermarmi a salutare e ascoltare per una manciata di minuti le persone che so che sono sole, come la vicina ultraottantenne vedova da poco: 10 minuti del mio tempo ad ascoltarla (anche se a volte non capisco tutto nel suo misto francese-spagnolo), possono fare la differenza nella sua giornata, come la fanno nella mia. Nei suoi panni lo apprezzerei.

Spiccare il volo

Il Folletto ha messo le ali e sta spiccando il volo: non solo andrà di nuovo in campeggio “finalemnte 4 giorni senza genitori”, ieri si è iscritto alla “serata-bivacco” al centre de loisirs: dopodomani lo accompagnerò con il sacco a pelo, il pigiama, il dentifricio e lo spazzolino  al mattino e lo andrò a prendere il tardo pomeriggio del giorno seguente, passa la serata a campeggiare al centre de loisirs e dorme in tenda nel giardino del centro.

Io svelta, con un paio di clic sulla tastiera, mi sono prenotata il biglietto per un concerto in centro a GrandVille (8 euro ridotto per chi cerca impiego) e sto decidendo come abbigliarmi…

Devo abituarmi all’idea di avere pronte le attività da svolgere quando mi si presenta all’improvviso una serata o una giornata libera…

Scassaballe

Il Folletto è gasatissimo all’idea di andare 4 giorni in campeggio, minisoggiorno organizzazto dal centre de loisirs, insieme al suo amicoM.

Fol: mamma, che bello: 4 giorni in campeggio da solo, senza genitori: sono grande!

Fol: mamma, magari sei contenta di stare 4 giorni senza me che ti scasso le balle 😀

DN: non ti ho mai considerato uno scassaballe, nemmeno quando scassi le balle! Sono contenta per te che vai in campeggio perchè è una φgata, ma mi spiace restare a casa da sola per 4 giorni.

E dentro di me penso a che cosa lo abbia spinto a pensare che sono contente di stare senza di lui (pensieri da mamma: che si senta trascurato? rifiutato? di peso? fuori posto?…) E poi, qualche giorno dopo, la rivelazione:

Fol: mamma! amicoM. mi ha detto “che bello andiamo 4 giorni in campeggio, senza genitori… che ci scassano le balle!”

E mi guarda ridendo colpevole (come Topolino nell’apprendista stregone), poi aggiunge “magari anche tu sei contenta di non avermi a scassarti le balle a casa…”.

Loricott si volta e mi guarda complice, ridendo sornione, io fatico a restare seria… inizia la preadolescenza, olééé!

DeclutteRepulisti

All’ennesimo (il settimo per la precisione, contando per metà la breve sosta a FontanaBlu e per metà l’allestimento del primo appartamento in cui siamo andati a vivere insieme, partendo dalle rispettive “camerette”) trasloco si ripropone la riorganizzazione di  tutti gli oggetti in casa. In milanese moderno molto fascion si dice fare decluttering, io preferisco “riordinare” o un più drastico “repulisti”. Loricott ha già un po’ delle sue cose nell’appartamento in Belgio, terremo l’appartamento a GrandVille con i mobili e i libri (ad ogni viaggio per le vacanze ci sarà lo scambio di libri, come in una biblioteca: il carico di quelli da rileggere e la resa di quelli letti nel periodo precedente). Si tratta solo di assortire, filtrare e impacchettare i vestiti e le attrezzature (macchina da cucire, computer,…). Periodicamente lo faccio (disfarmi delle cose ormai inutili), insieme ad un filtro selettivissimo perima di acquistare qualcosa: ancor prima dei soldi si economizza sullo spazio. Questo sta avvenendo dopo un periodi di grandi cambiamenti per me sia professionali che personali e interiori, fatico a riconoscermi nella persona che ero un paio d’anni orsono, quasi quanto i cambiamenti durante l’adolescenza. E viene bene anche disfarsi degli abiti di ormai 8-10 anni orsono (mi ci affeziono…), cambiare stile, risoprire e riadattare capi d’abbigliamento e pezzi d’arredamento per nuove (non mi viene la parola in italiano…) diciamo “composizioni”. e l’inizio di un nuovo modo di vivere, ho già prenotato la partecipazione ad una conferenza sul multilinguismo e le traduzioni (da sempre appassionata) e in mente un viaggio andata e ritorno in giornata da Leuven a Londra con l’Eurostar: in giornata a Londra, portandomi solo la borsetta, ci faccio solo “una scappata in giornata” 😉