Piccoli grandi esempi

Sono dall’orefice, attendo il mio turno per farmi allargare un anello, prima di me una coppia di pensionati sta scegliendo una collana con un pendente, mentre ne parlano con la proprietaria del negozio mi guardano e sorridono. Per non essere troppo indiscreta suggerisco chiedendo “un compleanno?”. Mi dicono che è per la loro figlia che compie 50 anni, loro sono sposati da 53. Mi congratulo, commento che ci vuole tanto impegno da parte di entrambi, la gioielliera fa un altro complimento sul fatto che (non ho capito se lui o lei) ha “tenuto” l’altra persona per tanti anni. Lui mi dice che non bisogna passare troppo tempo insieme, lui lavorava lontano e tornava ogni du esettimane, parecchi dei suoi colelghi, una volta in pensione, non sono riusciti a reggere la vita di coppia stando sempre insieme.

Esco di casa col Folletto per accompagnarlo al centro vacanze, apprezziamo la giornata soleggiata, un doipenmdente del comune che fa manutenzione alla fontana sta parlando al telefono e ride divertito, commento “il signore è felice”. Il Folletto mi fa un grande sorriso, dice “la vita è bella” e mi da’ appuntamento dall’altro lato del sottopassaggio, iniziando a correre.

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Una “due-giorni” in Belgio

Partenza col volo di mezzogiorno e pranzo col “cucumber sandwich” preparato da Loricott. Arrivo a Bruxelles, autobus per Leuven, arrivo in albergo. Poso la valigia,passeggio per il centro, mi bevo un caffè. Torno in albergo, accendo la TV (a casa non l’abbiamo da anni, la guardo solo quando sono in albergo) e scanalo mentre riposo i piedi. Esco di nuovo, ceno in una brasserie del centro molto carina, dove anche da soli al tavolo non ci si sente soli nell’ambiente familiare ed elegante. Torno in albergo, dormo. Al mattino mi sveglio, scendo per la  colazione (sono l’unica ospite nell’alberghetto piccolo in uno stabile del centro) dove chiacchiero col barista-cameriere. Prendo l’autobus, arrivo all’appartamento di Loricott, poso il trolley, uso il bagno, mi cambio per il colloquio. Avevo previsto un tailleur serio giacca e pantaloni, che , ahimè, tirano nel girovita (sono a dieta, ma ci vuole qualche settimana per rientrarci 😦 ), perciò opto per il tubino grigio aderente ma non troppo, accompagnato da stivali neri di pelle fino ad appena sopra il ginocchio. Quando avevo trent’anni non avrei osato, nemmeno per uscire la sera, oggi che ne ho quasi 30H (in esadecimale) me ne frego e mi versto così per il colloquio di lavoro, aggiungendo un foulard di seta al collo per aggiungere un tocco di colore al grigio uniforme dell’abito. Passeggiata a piedi di 20 minuti per raggiungere l’azienda, giornata di colloqui, interessanti e scorrevoli (ormai, dopo gli ultimi tre anni di colloqui, non mi lascio più prendere dalla tensione emotiva). Finisco di primo pomeriggio, ritorno all’appartamento di Loricott, mi concedo un bagno più shampoo, mi asciugo i capelli con calma, mentre rilasso la tensione mentale della concentrazione dei colloqui. Accendo il computer, riprendo in mano l’articolo modellistico che stavo scrivendo, tiro l’ora di cena, riprendo l’autobus per l’aeroporto. Ceno nell abrasserie appena prima della barriera del check-in, con lo stufato belga e la stessa birra (Geuse) usata per lo stufato, accompagnato dalle immancabili patatine fritte (le mangio un paio di volte l’anno). Chiedo alla cameriera se posso tenere la bottiglia di birra vuota, pago, saluto e vado verso il gate. Volo di ritorno, in orario, ad aereo quai fermo, soprapensiero mi slaccio la cintura ed apro la cappelliera per prendere il trolley. La hostess, con ancora la cintura allacciata,mi redarguisce con garbo. Me ne accorgo, mi scuso, vediamo un altro passeggero che ha fatto lo stesso. Le propongo, per scusarmi, di fare com ele maestre: i passeggeri indisciplibnati per punizione devono pulire l’aereo. Ride e mi ringrazia. L’aereo si ferma, il comandante avvisa “per favore restate allacciati, il taxi ci ha parcheggiati nel posto sbagliato, ora ci sposta”. Finalmente l’aereo è allineato alla passerella, si scende. Mi sbrigo verso il controllo passaporti, come previsto da Murphy, scelgo la fila più lunga, l’altra è praticamente vuota, quando cambio alla passeggera prima di me  chiedono tre volte da dove viene e la coda si ferma. Corro al tram, lo prendo appena prima che parta, scendo e cambio con l’autobus. A mezzanotte giusta entro in casa.

 

Pasqua (in)solita

Mi sveglio al mattino, faccio pipì e brucia ovunque dentro le mutande (mi scusino i lettori…), ormai (s)fortunatamente organizzata, faccio il test con la “bandelette urinaire” (una strisciolina con 4 quadratini con dei reagenti, su cui fare pipì), il quadratino che “se vira al rosa probabilmente avete un’infezione alle vie urinarie” diventa fucsia (non sto esagerando), prendo il barattolino per il laboratorio analisi, riesco a farci dentro la pipì (le signore lettrici mi capiscono 😕 ), telefono alla guardia medica. Dopo un po’ di attesa con la segretaeria telefonica, risponde l’operatore: “buongiorno, lei è Mme DamaNera ?”. Per un attimo mi passa davanti agli occhi la scena “Fantozzi, è lei?”, poi mi ricordo di aver già chiamato dal telefono fisso le volte scorse (recidiva, non io, ma l’infezione, purtroppo). Spiego, mi danno l’appuntamento per il pomeriggio. Prendo l’antibiotico (il solito che il medico prescrive in attesa di scoprire quale germe ha causato l’infezione, qui, invece, ho la varietà: infezione nuova, germe diverso dal precedente 😦 ), ormai lo tengo di scorta, in accordo col medico. Mi dedico al pranzo, a base di agnello con olive e peperoni (almeno questo – l’agnello- rientra nella tradizione pasquale), poi, amanti come siamo noi del genere, e considerrato che in Francia lo si trova tutto l’anno, abbiano aperto il panettone, ribattezzato “dolce pasqualizio“, ma sempre buono. Al pomeriggio andiamo alla guardia medica, entro nell’ambulatorio, saluto il medico e gli spiego, a mo’ di resoconto: bonjour, ho un’infezione alle vie urinarie, ho fatto pipì sulla bendelette e questo quadratino (estraggo il foglietto di istruzioni del test, con le spiegazioni dei colori, col disegno della cartina, gli indico tra i  quadratini quallo che deve virare al rosa) è diventato fucsia. Poi ho fatto pipì nel barattolino (e gli metto sul tavolo il sacchetto già sigillato con dentro il barattolino riempito e nella tasca esterna il foglio compilato con i miei dati (richiesto in anticipo al laboratorio analisi, per essere pronta per l’infezione successiva); poi ho preso questo antibiotico (e gli metto sul tavolo la scatola di pastiglie), ripreciso “prima ho fatto la pipì nel barattolo e poi ho preso l’antibiotico” (in modo da non alterare le urine da analizzare). Il medico sembra impressionato dalla mia efficienza, mi fa l’impegnativa per le analisi, gli chiedo se il laboratorio d’urgenza è lo stesso della voltas scorsa. Mi dice che l’antibiotico va bene, me ne prescriove la seconda scatola, mi chiede se ho irritazione alla vulva (la vulve), confermo, cerco di spiegargli che (mi scusino i lettori) mi brucia ovunque dentro le mutande, gli dico “mi scusi, non so come si chiama in francese, si dice “rectus”? Lui conferma sorridendo, io mi trattengo dallo sghignazzare all’idea di aver schivato la scenetta da barzelletta “scusi, come si chiama in francese il buco del qlo?” (perchè la traduzione della definizione colloquiale è pari pari la traduzione parola per parola dell’espressione italiana…). Mi chiede da dove vengo con l’ accento che mi ritrovo, mi dice che mi prescrive un uvulo vaginale per precauzione. Gli chiedo se devo metterlo la sera per poi stare sdraiata, mi dice che non c’è problema, anche di giorno. Allora chiedo dettagli: domani ho un viaggio di lavoro, prendo l’aereo, mi esce tutto all’improvviso? devo portarmi un assorbente? Lui non fa una piega e mi risponde, io, ormai, non solo non sono in imbarazzo (stiamo parlando di salute, sintomi e anatomia), ma sono presa dal senso pratico (poi, a freddo, ripenso alla scenetta  e rido da sola). Poi mi chiede se ho la pelle delle parti intime irritata. Non è il primo medico che me lo chiede in casi simili e a cui dico che “non riesco a vedermi lì” (e dentro di me mi sorprendo che un medico non ci pensi… non sono una contorsionista e non ho specchi sul pavimento).

Come Pasqua di usuale ci sono stati l’agnello e l’infezione urinaria da guardia medica (non sto esagerando, l’anno scorso ne ho avute una sequenza di una ogni due mesi, spesso di domenica o giorni festivi, tipo ferragosto), di insolito il panettone, nell’insieme la giornata è andata bene…

Speranze di aprile

Martedì prossimo ho un colloquio per un lavoro da consulente presso aziendaH: a 15 minuti a piedi dall’appartamento di Loricott, ho già esperienza tecnica nel lavoro richiesto, c’è comunque spazio per imparare cose nuove, la paga è buona, senza garanzie (pagata a ore, preavviso minimo).

Venerdì 20 ho un colloquio con aziendaI: a 7 minuti a piedi dal’appartamento di Loricott, centro di ricerca di eccellenza in Europa (e non solo), un lavoro di ricerca parecchio interessante, in cui avrei moltissimo da imparare, una bella sfida mentale, un lavoro da dipendente (paga buona, ma non da consulente, garanzie malattia, ferie etc.)

L’ingegnere vorrebbe uno dei due lavori (preferibilmente il secondo), la madre di famiglia vorrebbe che si vivesse insieme (poco importa dove), la poliglotta apprezza la possibilità della scuola internazionale per il Folletto, Damanera si attacca alle gambe del tavolo per non farsi portare via da GrandVille.

Andrò a fare i due colloqui col cervello, lasciando il cuore a casa.

Effetti collaterali

La mia permanenza nella cAzzienda a Parigi è stata, (s)fortunatamente molto breve: a capaFolle non piacevo (lavoravo meglio di lei) ed ha deciso di mandarmi via, contro le insistenze dei sui superiori (anch’essi personaggi umanamente più che discutibili, ma abbastanza intelligenti da capire quando un buon professionista serve, lei no). Visto l’ambiente ostile (per usare un eufemismo), si è creata una grande solidarietà tra colleghi anche quasi sconosciuti tra loro, tutti vittime delle stesse angherie (molestie professionali, stropicciamento di attributi…). L’effetto collaterale di questo smannaggiament è stato l’installarsi di amicizie solide e sottintese tra i colleghi: appena sbattuta fuori ho trovato la richiesta di collegamento nel professionalNetwork da parte di un manager a cui avevo detto solo “Buongiorno” una volta all’angolo caffè, di cui sapevo a malapena il nome, a cui capaFolle era riuscita a stropicciare le scatole infastidendo i suoi (di lui) dipendenti che niente avevano a vedere con lei (!); passeggiando in centro a Leuven, incontro per caso un ex collega, tra i tanti che se ne sono andati esasperati, anche lui a cercare casa, seguendo il nuovo lavoro in Belgio. Si fanno due chiacchiere davanti ad un caffè, conveniamo sull’indecenza dell’azienda lasciata, poi non ci si vede per un paio d’anni. Sto parlando con un’azienda per un posto di lavoro, vedo sul suo profilo professionale che ci ha lavorato anche lui, gli mando una mail, chiedendogli informazioni. Mi telefona, come se ci fossimo incontrati ieri, mi parla dell’ambiente, dello stile di lavoro, mi da consigli utili.

Mangio i sassi

Al rientro da scuola, appena seduta in auto, in un parcheggio in una viuzza laterale. La luce ambientale e l’inclinazione dello specchietto retrovisore sono perfette per osservarmi il mento dal punto di vista dell’estetista. Drizzo la schiena, sporgo il mento, inizio a fare movimenti e smorfie per vedere tutte le impurita’ (meno di un minuto, per fortuna sono poche, poi a casa ci penso con pinzette e altri utensili). Il Folletto, sinceramente preoccupato mi chiede “mamma, sei scema?”. Io, di rimando, mentre mi allaccio la cintura ed avvio il motore: “no, mangio i sassi!”.

Poi gli spiego che cosa stavo facendo. Sepero per lui che se ne ricordi quando vedrà le ragazze fare cose simili ed eviterà di commentare 😀

Un compleanno ben riuscito

Il Folletto ha compiuto 11 anni: al mattino gli ho fatto trovare un paio di libri di fumetti (Lucky Luke e Totoche) sul suo tavolo e lui mi ha aspettata (si sveglia sempre presto) per togliere il nastrino e leggere il mio biglietto. A pranzo mi ha chiesto di andarlo a prendere a scuola e uscire insieme al suo ristorante orientale preferito: come si può rifiutare? Alla sera siamo andati a prendere Loricott alal fermata del tram, per cena ho preparato la mia versione di chili con carne, con in sottofondo una serie di interpretazioni musicali di “tanti auguri a teee”, dall’orchestrale al flauto dell’adolescente; quando abbiamo portato la crema fredda in terrina con sopra le due candeline (“perchè due?” “sono due ‘1’ a fare il numero 11”) ho fatto partire il coro jazz di “happy birthday”. Dopo cena ha aperto il regalo spedito dai nonni e poi siamo scesi in piazza a vedere lo spettacolo di proiezioni laser 3D, con musica in sottofondo, organizzato dal comune. Sabato pomeriggio ha invitato i suoi 3 migliori amici (come dice lui “la banda di amici”, il tutto organizzato da lui, con il mio permesso): due bambini e una bambina simpatici e garbati, hanno mangiato quasi tutta la torta che ho prparato al mattino, hanno giocato tra loro senza bisogno di intervento alcuno. Domenica gli ho dato il mio regalo (stelle e pianeti fosforescenti da attaccare al muro e al soffitto), posi siamo andati alal fiera dei fiori, abbiamo comprato un paio di piante aromatiche (timo e rosmarino, finalmente li prenderò dal cespuglio, non al supermercato!), un vaso di calle per me (il mio fiore preferito) e 10 pianticelle di fragole. Al ritorno Loricott gli ha preparato la caccia al tesoro per casa per il suo regalo: un drone da montare insieme: ci hanno passato le due opre successive, mentre io sono andata alal mediateca a incontrare l’autore delle illustrazioni di un libro che ho comprato a mi sono fatta dedicare e autografare.

Il Folletto ha detto che questo è stao il compleanno più bello.

Fiori, donne, mutande

Vent’anni fa frequentavo il primo anno di università. Un collega di corso mi teneva al corrente dei suoi tentativi di riconquistare la sua ex-ragazza: ogni mattina le portava una rosa e la accompagnava a lezione. Dopo un po’ di giorni il fiorista gli aveva chiesto a che cosa fossero dovuti i suoi acquisti regolari di una rosa al giorno, lui gielo disse e il fiorista apprezzò la sua tecnica: “fai bene, davanti ai fiori le donne si levano le mutande”.

Lo raccontai ad amicaN,. che adorava l’idea di ricevere fiori in omaggio ed aveva un fidanzato che non le avrebbe portato fiori nemmeno sotto minaccia (faticava anche a distinguere i fiori veri da quelli di plastica).

Qualche tempo dopo amicaN ed il fidanzato ebbero una forte lite; lui, nonostante il suo essere orgoglione, conscio di essere parecchio nel torto (eh sì, succede anche ai migliori…), le portò un bouquet di fiori elaborato (e probabilmente costoso). Lei mi raccontò di essere stata prima colpita da cotanto gesto di scusa, ma nel momento di commuoversi si ricordò della teoria del fiorista e si trattenne a stento dall’usare il bouquet di fiori come mazza da calargli sulla testa con violenza.

CesirInge

DN: Loricott, se ci trasferiamo anche io eil Folletto nel tuo appartamento in Belgio col mio primo stipendio compriamo la lavapiatti, col secondo l’asciugatrice.

Lor: la lavapiatti ok, la’asciugatrice nemmeno per sogno: è una delle cose più inutili che esistano, serve giusto a soffiare aria calda sui panni, che si asciugano da soli, basta lasciarli stesi, e poi rovina pure i vestiti.

DN: dove teniamo lo stendipanni nel tuo appartamento?

Lor: col salotto grande, possiamo benissimo mettere lo stendipanni in camera da letto, davanti al termosifone, sotto la finestra.

DN: che cosa c’entra il salotto?

Lor: non hai bisogno di mettere il tuo computer in camera da letto come ora, c’è abbastanza spazio in salotto.

DN: capito, grazie Inge per lo stendipanni, grazie Cesira per l’asciugatrice.

Lor: 😕

La gioia degli stivali

Mi sono comprata un paio di stivali di pelle, neri, con un pochino di tacco (il necessario per portarli con una gonna, camminando agevolmente e con grazia), il gambale morbido fino ad appena sopra il ginocchio. Sono una φ-gata di stivali: semplici ed eleganti, mi ci sento perfettamente a mio agio. Erano pure in saldo (scontati del 60%). Oggi qui a GrandVille nevica e mi sono permessa la stivaleggiata per accompagnare il Folletto al centro vacanze scolastiche. A volte basta davvero poco per divertirsi 😀

PS: non solo erano in saldo, a me le scarpe eleganti durano almeno una decina d’anni e il piede non dovrebbe crescermi ancora, insime al fattto che spesso la moda non mi piace, per almeno un decennio sono “podisticamente felice e soddisfatta”.