Il cielo striato

Andando a scuola, il Folletto guarda all’orizzone e mi indica “mamma, il cielo bellissimo!”.

Nel resto della passeggiat piano piano le striature rosa lasciano posto alla luce del giorno.

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Paesi e immaginario

Alla fine dello scorso millennio, durante una vacanza in SudTirolo, nel Biergarten annesso allo stabilimento di produzione di birra, ,entusiasti al tagliere di affettati e Wurst vari che ci avevano servito, Loricott ed io immaginavamo, con grande ingenuità, come sarebbe potuto essere lavorare in Germania. Qualche anno dopo ci siamo trasferiti, inaspettatamente, in Austria a lavorare per GermanTronics. Passato lo choco culturale, ho iniziato a fantasticare su come fosse la vita in altri paesi europei: la sera sfogliavo l’altante geografico d’Europa prima di addormentarmi. Una manciata di anni fa, quando Loricott ha iniziato a cercare di cambiare lavoro, ogni volta che mi parlava di un’offerta a cui aveva risposto, la mia mente iniziava ad immaginare come sarebbe stato l’appartamento, le vie della città, l’odore dell’aria, i suoni della lingua, l’atmosfera… In tutto questo non avrei mai immaginato che coi saremmo trasferiti a GrandVille seguendo il mio lavoro e non immaginavo nemmeno tutte le varie sfi(gh)de che mi sono poi successe. Ora il Belgio si pone nell’immaginario: prima ci ho lavorato tre mesi, ora ci lavora Loricott, fra poco ci andiamo in vacanza io e il Folletto, c’è nell’aria qualche contatto di lavoro per me, tutti i colleghi gli chiedono quando ci trasferiremo anche noi due… e continuano a passarmi per la testa atmpsfere immaginarie di città fiamminghe…

“Uno” di loro

Così mi consideravano i colleghi si ItalianTronics, sì, proprio “uno” di loro. E visto che in italiano manca il genere neutro (genere, notoriamente, dell’ingegnere, che si fonde con la macchina che usa/progetta) e la maggior parte sono maschi, mi consideravano uno di loro. Ottimo professionalmente, un po’ meno umanamente: dal non avere la minima considerazione per le mie orecchie, magari non caste e pure, ma nemmeno felici del loro linguaggio da caserma (o peggio) al cedermi il posto in fila davanti alla porta del bagno degli uomini (c’eri prima tu?-no, non uso questo bagno grazie-sguardo interrogativo, sforzo di meningi…ah giààà!). Uno dei complimenti migliori ricevuti fu “tu non sei una donna”, al pari di “hai più palle di tizio”. Ora mi ritrovo, nel gruppo modellistico che ci ha ospitati per il salone, ad essere la sola, eccezion fatta per la moglie di uno di loro, che lo ha accompagnato insieme al gatto ed ha passato il tempo a leggersi la sua rivista. Sono francesi, più galanti degli italiani medi: uno mi ha offerto un caffè (nonostante fossi con Loricott, un’altro ha preso le misure che chiedervo con il calibro (la misura che prendo io non saràmai quella che prende un modellista e che vuole il mio cliente), senza battere ciglio di fronte alla mia richiesta gentile, un terzo ha visto il lavoro che ho fatto e si è fermato appena in tempo “non lo dico perchè c’è una donna…”, poi quando mi sono tappata le orecchie, ha lasciato uscire il complimento colorito al mio lavoro 😉 . E, di nuovo, mi ritrovo ad essere la sola in mezzo a loro…

PS: l’idea di essere da sola in mezzo ad una decina di donne mi terrorizza!

Il salone

Lo scorso finesettimana abbiamo partecipato al primo salone di modellismo come espositori. Fino alla volta precedente ci andavamo come visitatori. Due giorni senza sosta, presenti al nostro stand, “immersi” nel plastico del club di modellismo che ci ha ospitati. Si sono fermati da noi i visitatori più disparati, dalla signora curiosa di che cosa si può stampare in 3D (e le ho mostrato il gancio per appendere gli strofinacci con la clip su misura per l’armadietto della mia amica che me lo aveva chiesto), al restauratore di orologi che ci chiede le decalcomanie per i quadranti. Evvaiiii!

Conversazione

A good conversation is like a miniskirt:

short enough to retain interest

but long enough to cover the subject.

 

Una buona conversazione è come una minigonna:

abbastanza corta da suscitare interesse

ma abbastanza lunga da coprire l’argomento.

Cambiamenti repentini: il seguito

Guardo sul sito di flaigtTracking il volo di Loricott: in pefetto orario. Esco a fare una passeggiata distensiva (vista la colite) col Folletto, torno a casa, trovo un SMS di Loricott: coda impossibile al controllo passaporti. Cambio programma di nuovo e gli propongo: ti veniamo incontro in auto alla fermata del tram, lasci il trolley nel bagagliaio e andiamo in centro col tram. Un’ora dopo mi manda un sms: finalmente allo sportello, parti pure. Arrivo al solito parcheggio fuori mano solitamente vuoto: imballato di auto anche fuori dagli spazi segnati: c’è il Luna Park. Decidiamo di andare in centro in auto, poco più avanti troviamo una zona di parcheggi liberi, ancora abbastanza vicini alla fermata del tram. Parcheggiamo, prendiamo il tram, andiamo finalmente in centro, Loricott ci propone una brasserie che voleva farci conoscere da tempo. Sono le 19, abbiamo giusto appetito, il gestore ci dice che iniziano a servire alle 20. Decidiamo di andare alla manifestazione e tornare più tardi: diamo un’occhiata alle cose interessanti da rivedere, torniamo alla brasserie e ceniamo. Ritorniamo alla manifestazione (“la notte dei ricercatori”: tanti stand che mostrano in modo elementare argomenti scientifici, possibilità di parlare coi ricercatori, fare domande, fare esperimenti semplici di chimica, fisica etc.). Alle 23:30 riusciamo a staccare il Folletto dal bancone di fisica dell’università dove un signore parecchio didattico gli illustra l’esperimento sulla forza di Lorentz.

Cambiamenti repentini

Sto lavando i pavimenti, mi chiama Loricott per accordarci per stasera: c’è la riunione d’inizio d’anno della maestra a scuola, lui torna in aereo dal Belgio, c’è un evento culturale interessante in centro a GrandVille a cui vorremmo partecipare, tutte queste cose circa contemporaneamente (l’evento dura fino a mezzanotte, l’ingresso è libero e senza orario prefissato). Programma: io vado alla riunione, il Folletto resta a giocare nel cortile della scuola, Loricott torna a casa dall’aeroporto coi mezzi e ci viene  a prendere a scuola in auto, per andare in centro. Riprendo in mano il mocho, suona di nuovo il telefono, è la direttrice della scuola: il Folletto accusa dolori al petto ed ha i brividi, mi chiede, preoccupata, se ha già avuto sintomi simili. Penso rapidamente: niente preoccupazioni, grande efficienza, le dico che vado a prenderlo, appoggio il mocho dove sono arrivata a pulire e mi spiccio.  Il Folletto mi dice che ha male al cuore e alla pancia, usciamo da scuola di corsa (l’ambulatorio chiude nel giro di poco tempo), mi fermo in auto davanti all’ambulatorio, gli dico di scendere ed entrare, se il medico sta chiudendo di dirgli che è urgente, io intanto parcheggio. Il medico lo visita, si tratta di una banale colite, gli prescrive  le medicine, dice di tenerlo a casa da scuola oggi pomeriggio. Andiamo in farmacia e rientriamo a casa. Pranziamo insieme, finiamo con calma le pulizie. Il Folletto mi guarda brandendo lo Swiffer e dichiara “sono Dart Swiffer!”. Questo mi conferma che sta bene. Non ho fatto in tempo a preoccuparmi, presa dalla gestione della piccola emergenza (non sono medico, non posso sottovalutare sintomi che non conosco), che mi tranquillizzo. Penso positivo: non vado alla riunione a scuola, abbiamo il tempo per organizzarci la serata con calma. Mando un messaggio a Loricott: “cambio di programma, niente riunione, ci troverai a casa”. Apro la casella di posta elettronica e trovo l’invito al contatto via professionalNetwork del CEO di un’azienda con cui ho fatto un colloquio telefonico due giorni or sono, dopo aver risposto ad un’offerta di lavoro. L’azienda si trova in Belgio, vorrebbero parlarmi di persona quando io e il Folletto saremo in Belgio a far visita a Loricott ai primi di Novembre. Mi gaso e mi agito un pochino. Lo scrivo a Loricott, che si gasa pure lui.

Ora mi calmo… altrimenti stasera “s-ciòpo” alla manifestazione culturale.

Il sorriso

Sto tornando a casa da scuola, splende il sole, sto pensando a come abbigliarmi per il salone modellistico a cui parteciperemo fra due settimane. Incontro un signore che sta camminando nella mia direzione, gli dico “Bonjour” sorridendo. Mi risponde, anche lui sorridendo “jolie sourir” (bel sorriso). Gli dico che il sole splende e il sorriso e’ gratuito. Ciascuno prosegue per la sua strada, iniziando bene la giornata.

Rinascimento

Quando siamo arrivati in Francia, trovavo interessante essere europea, iniziare ad imparare la quarta lingua, inserirmi in un altro paese europeo, raccontare dei miei viaggi fatti prima. Tre anni fa sono stata licenziata disonestamente, sono iniziati i secoli bui, le “lotte intestine”, le migrazioni (come si leggeva nei libri di storia quand’ero al liceo). Ho visto le porcherie del mondo aziendale in cui lavoravo, ho visto i limiti di una carriera senza evoluzione, che mi avrebbe costretta a seguire un lavoro mónotono e monótono in giro (per l’Europa nel migliore dei casi, oltreoceano – America o Asia- nel caso più realistico), rinunciando alla vita privata, solo per avere un reddito. Me ne sono distaccata, sto iniziando un’attività in proprio (cosa che non mi sarei mai immaginata nemmeno capace di pensare di fare!), mi sento bene da sola (prima non avevo nemmeno il tempo di “sentirmi” qualsiasi cosa da sola o in compagnia, presa dalla sopravvivenza tra un trasloco e l’altro, la cura del Folletto, la ricerca di un lavoro decente per me e per Loricott). Ho trovato “casa”, mi sento bene e a casa nel posto in cui vivo, pur frequentando pochissime persone al momento (la situazione complementare di KleinBurg, dove ero completamente estranea ed avevo buoni amici – estranei pure loro- con cui condividere passioni, interessi, tempo, storie).  Adesso, finalmente, inizia il rinascimento (sempre per restare in termini “storici” e -notare bene- la storia, come materia di studio, mi ha sempre fatto schifo): mi trovo di nuovo una persona interessante, guardandomi dall’esterno e sentendomi raccontare che cosa faccio, continuerei ad ascoltare, vorrei conoscere il seguito, mi appassionerei alla storia, invece di pensare, come un po’ di tempo fa “va bene, che bello aver vissuto in paesi diversi, conosciuto culture diverse, appreso le lingue, avere un figlio poliglotta, etc.etc., tutte cose di valore indubbio, e allora?”. Prima coglievo ogni occasione per viaggiare, ora gusto e vivo la magìa del posto in cui abito, dentro e fuori casa, l’idea di andarmene in giro non mi interessa (per ora!). Vedo il controsenso apparente: che ci sarà mai di interessante nel fermarsi in un posto a fare la libera professionista, contro i viaggi in giro per l’Europa? Il viaggio continua, ma non geograficamente: questo lo rende interessante, per me.