Persone gentili

Abbiamo una nuova giovane collega, da Taiwan, si chiama P. È arrivata tre settimane orsono, in piena pandemìa, è rimasta due settimane in isolamento (in un paese nuovo, in un continente nuovo…), mentre il nostro capo finiva la convalescenza (a casa) dal Covid. Un collega l’ ha incontrata “dal vivo” in azienda, l’ altro collega è in vacanza a casa in India (la prima che si prende da più di un anno), la collega cinese è a casa in maternità. Senza conoscerla, ho provato ad immaginare come ci si possa sentire in una situazione del genere, ricordandomi di quanto sia stato sempre impegnativo, per me, inserirmi in un ufficio/paese/ambiente nuovo.

Le mando una mail in cui le do il benvenuto e la invito ad una videoconferenza, per conoscerci “di persona” (almeno vedersi in faccia) e le voglio presentare il mio lavoro (dovrà parteciparvi). Tengo conto del fatto che, nonostante la sua baldanza nei modi – almeno per iscritto – potrebbe essere anagraficamente mia figlia  ed io lavoro da almeno vent’anni più di lei. Le scrivo con il tool di messaggeria stamani, per farmi un’ idea di che cosa sappia e che cosa no (memore di quante cose mi sono dovuta imparare da sola perchè tutti le sapevano già e non me le spiegavano – alcuni in buona, altri in mala fede). Le faccio qualche domanda tecnica, mi premuro di metterla a suo agio: “voglio sapere che cosa sai già per evitare di ripetertelo e non obbligarti ad indovinare quello che non sai”. Viste un paio di cose che non sa, la tranquillizzo: non sono difficili, adesso abbiamo un’ argomento per le riunioni di ramp up la prossima settimana. Aggiungo: NON ci sono domande stupide, se non sai una cosa me la chiedi, anch’ io imaprerò da te cose che non so ancora, per questo siamo una squadra.

Mi risponde “WOW, qui ci sono persone davvero gentili!”

Immagino che anche lei abbia avutoesperienze di disinformazione simili alle mie…

Tutto il mondo è paese

All’ angolo caffè, prima del confinamento, io, laCineseJ, indianoA :

indianoA : in India, prima dell’ arrivo degli antibiotici, parecchie persone andavano al tempio a pregare per la loro guarigione, facendo offerte votive. Con l’ arrivo degli antibiotici, la gente si è potuta curare all’ ambulatorio medico e non adava più al tempio. Allora i ministri del culto hanno chiesto al governo di aprire qualche ambulatorio medico presso il tempio: gli ammalati che andavano dal medico avrebbero comunque fatto un’ offerta al tempio.

laCineseJ: come si poteva sostenere economicamente la presenza dell’ ambulatorio al tempio, invece che all’ ospedale?

indianoA: era come aziendaBelga, essendo un posto semigovernativo, al medico davano uno stipendio basso

DN: 😕

Auto shaming: body shaming

Quando ero piccola, a chi diceva “mi prendono in giro 😦 (perchè sono magra/grassa/alta/bassa/ho l’ apparecchio ai denti…)” gli adulti rispondevano “non dare loro retta, lasciali parlare, fregatene”. Da sempre, purtroppo, i bambini “scherzano” gli altri, trovando i motivi più assurdi. Se la cosa si limita a parole e commenti, di solito, la cosa si esaurisce e risolve prima della fine della scuola dell’ obbligo. Oggi c’ è pieno di adulti che pubblicano le loro foto su internet e di altri adulti (almeno anagraficamente) che fanno commenti sgradevoli e stupidi. Una volta erano le pettegole dalla parrucchiera che commentavano i difetti fisici delle donne più belle o coraggiose di loro (“guarda quella col q-lone che ha si mette la minigonna”, detto da chi non osa mettersela e magari non ha un minimo di curve), oppure i maschi per strada che fischiavano dietro le belle ragazze e facevano commenti poco lusinghieri a quelle bruttine. E chissenefrega, tira dritto per la tua strada e fregatene.

Se metti la tua foto su internet, sai che ci saranno commenti al riguardo: chiudi i commenti alla pagina di pubblicazione, mettila a disposizione con la password solo per i tuoi amici. Fregatene dei commenti di chi ti guarda, oppure non metterti in mostra.

Caso diverso se si tratta di un (non) professionista: il medico che dice al paziente “lei è obeso” sta facendo una diagnosi, se dice al paziente “lei è un ciccione!” lo offende gratuitamente e non è professionale. Il dentista che dice “le serve l’ apparecchio ai denti per correggere questo e quello” fa il suo lavoro, se ti dice “che denti brutti che hai” mi pare maleducato e poco professionale (deve spiegarti se hai un problema medico, non estetico).

Caso diverso, ovviamente, sono molestie o episodi di bullismo (si tratta di reati), ma smettiamola di dare troppa importanza a chi apre la bocca mostrando tutta la sua ignoranza e volgarità, facendosi “auto-shaming” nel mostrare pubblicamente il livello minimo di quello che ha da dire (non hai niente da dire al mondo di più intelligente e utile che “Tizia ha le rughe?”).

Insegnamo un po’ più di buone maniere a partire dall’ infanzia: non si prendono in giro gli altri bambini, non si fanno commenti sul fisico delle persone (l’ ho insegnato al Folletto quando aveva 4 anni e mi ha chiesto perchè un bambino della scuola avesse la pancia tanto grande – evidentemente un problema di salute). Si possono dire verità senza essere sgarbati: “in sovrappeso rispetto alla struttura fisica” al posto di “grasso da far schifo”. E si può anche stare zitti se non c’ è motivo di parlare: diamo il buon esempio di “chi si fa gli affari propri campa cent’anni”…

Serietà

Il giorno dopo aver riportato i 20 euro ricevuti dal bambino di 9 anni in cambio dell’ uso del telefonino per un gioco video, il Folletto è stato convocato nell’ ufficio del trasporto scolastico  dove la responsabile della società di gestione degli autobus  (ci sono parecchie linee) gli ha chiesto di spiegarle che cosa era successo, gli ha chiesto qualche precisazione e se c’erano altri testimoni. Poi l’ ha congedato con un biscotto 🙂

Mi piace sapere che di fronte a un episodio poco chiaro in cui un bambino bugiardo ha cercato di mettere gli altri nei guai, la gestione degli autobus si sia presa la briga di fare chiarezza. Spero che il discolo in questione si prenda la giusta lavata di capo (la mamma lo aveva “creduto” e gli aveva cambiato linea di autobus riferendo che i soldi -a detta del pargolo- gli erano stati estorti): l’ estorsione è un reato e accusarne degli innocenti per coprire le proprie magagne (dove aveva preso i soldi?) è grave. A 9 anni non si rende conto della gravità della sua menzogna, ma deve imparare…

Onestà e civismo

Ore 12, sono alla scrivania, sto lavorando in remoto. Suona il telefono, un numero fisso belga.

Buongiorno, sono M Xxxx del CPE (una delle organizzazioni interne alla scuola, di riferimento per genitori e alunni), la chiamo per il Folletto…

[Penso in sequenza: non ha detto “infermeria”, in che cosa sarà coinvolto il Folletto perchè mi chiamino da scuola?]

La chiamo per un motivo positivo…

[???]

Questa mattina il Folletto mi ha portato 20 euro, spiegandomi che glieli ha dati un bambino delle elementari che prende lo stesso autobus della scuola per ringraziarlo di averlo lasciato giocare con un gioco video del suo telefono. Ha aggiunto che secondo lui 20  euro sono esagerati per 10 minuti di gioco video e cha non sa se il bambino aveva ottenuto legalmente i 20 euro, che sono tanti per un bambino di 9 anni. Altri ragazzini, al suo posto, si sarebbero intascati i 20 euro, suo figlio, invece, ha mostrato un’ onestà e un civismo non comuni che mi hanno sorpreso, la chiamo per farle le mie congratulazioni.

DN: grazie,  sono sorpresa, glielo riferirò. [mi scende la lacrimuccia e resto con la mascella cadente].

Alla sera, il Folletto torna da scuola.

DN: ciao, oggi mi ha telefonato M Xxxx…

Fol[teso]: posso spiegarti prima io?

DN: certo! Fol: c’ è un bambino delle elementari (Ra.) che sul pullman al mattino mi ha chiesto di giocare col mio telefono  e poi mi ha messo in mano 20 euro. L’ ho visto anche dare 80 euro ad un altro ragazzo (A.) dopo che lo ha lasciato giocare col suo telefono. A me sembra che un bambino di 9 anni non debba avere 100 euro in tasca e poi ho scoperto che il mio amico Ro. deve rendere una testimonianza scritta perchè ha visto Ra. offrire gli 80 euro ad A., invece la mamma di Ra. ha scritto alla scuola che dei ragazzi più grandi sull’ autobus della scuola gli hanno estorto 100 euro e adesso A. si trova nei guai. Allora sono andata a dirlo a M Xxx e gli ho dato i 20 euro.

DN: lo so, M xxx mi ha telefonato per farmi le felicitazioni per il tuo comportamente onesto e di grande maturità.

Fol[sospiro di sollievo]: 😀

DN: sono molto orgogliosa di te! Questo è un esempio da manuale di come, nell’ ambiente giusto, se vedi qualcosa di sospetto bisogna denunciarlo  e come tenerti fuori dai guai. Trovo bello che nella tua scuola ci siano persone a cui rivolgersi in questi casi, non so in altri paesi se c’ è qualcuno a cui riportare questi episodi oppure lo si dice all’ insegnante che, a discrezione sua personale: prende l’ iniziativa di risolvere la questione, se ne frega, ti da dello scemo per non esserti tenuti i 20 euro, te li confisca e ti punisce per averli intascati, si schiera dalla parte della mamma del piccolo discolo bugiardo perchè è una sua amica (oppure è amica del direttore o altro)… Hai anche imparato che accettare soldi offerti senza una ragione apparente possa metterti nei guai: sai che ci sono spacciatori di droga che offrono soldi a chi accetta di portarsi in valigia una giacca da consegnare all’ arrivo del viaggio ad un loro “amico”, la droga è nascosta nella fodera e se la polizia perquisisce il bagaglio e la trova il povero ingenuo che la trasporta va in galera?

Una piccola lancia

Le ferrovie belghe hanno offerto gratuitamente un carnet di due viaggi singoli (o un andata/ritorno) per persona ogni mese da ottobre a marzo, utilizzabili sulla rete ferroviaria interna al Belgio. L’ idea si propone per promuovere la mobilità locale viste le restrizioni per i viaggi all’ estero relative al Covid. Ottima idea. Conto di approfittarne. In pieno stile belga: il carnet va richiesto esclusivamente via internet entro il 30 settembre (fatto), è accessibile solo ai residenti (d’ accordo), l’ ho saputo per caso da un collega, altrimenti sarei dovuta andare per caso sul sito internet che ne parla.

Tempi moderni

Ho la gamba che urla vendetta, trovo una posizione in poltrona in cui riesco a sopportare il dolore, minimi movimenti (anche solo piegare la testa verso il basso) mi fanno urlare di dolore. Resto immobile (almeno ci provo). Bisogna preparare la cena. Il Folletto è chiuso nella sua stanza. Non posso alzarmi (se mi alzo per andarlo a chiamare, tanto vale alzarmi per andare in cucina). Gli mando un sms “mi aiuti?”, lui mi risponde un sciuttissimo “ok” e mi appare davanti, depone il fucile di plastica con cui stava giocando, mi rassicura che, nonostante sia un’ arma automatica, il caricatore è vuoto, quindi non può sparare. Seguendo le mie direttive prepara la tavola e poi anche la pasta al pesto. L’ idea di usare lo smartphone come interfono tra la mia camera e la sua mi fa strabuzzare gli occhi, ma può tornare utile quando si è immobilizzati sulla poltrona…

Timori immotivati

Lor: DamaNera, tu stai lavorando al progetto XXX vero?

DN: Sì, è di una complessità assurda…

Lor: Lo so, il capoprogetto è il mio collega italiano. Quando mi ha chiesto delucidazioni di tipo tecnico ed ha cercato di coinvolgermi, grazie alla mia esperienza ventennale nel settore (da cui sono riuscito a fuggire!), prima gli ho spiegato quello che voleva sapere e poi gli ho detto che sarei stato assolutamente alla larga da un proegtto simile, brrr!

DN: Capisco, a me tocca una parte relativamente piccola di smarronamento, ma il peggio se lo stanno smazzando i miei colleghi…

LorNel progetto stai lavorando con CollegaPakistanoAltoGrandeGrossoEBarbuto, vero?

DN: Sì, perchè?

Lor: Ieri mi ha chiesto se la signora DamaNera, del gruppo TaldeiTali è mia moglie…

poi mi ha chiesto tutto preoccupato se per caso mi avessi detto qualcosa di brutto sul suo conto… L’ ho rassicurato: sono a 3mt dalla tua scrivania in salotto e vedo/sento(le riunioni in telecon) quello che state facendo e sono ben contento di esserne al di fuori 🙂

Premesso che ho solo collaborato con cortesia ed efficacia col suddetto collega, l’ idea che un giovanotto così alto, robusto, con la pelle parecchio più olivastra della mia, con una folta barba nera, abbia timore che io dica cose brutte sul suo conto mi fa sorridere.

Uscire e rientrare

Ancora quotidianamente alle prese con il dolore alla gamba (ogni alzata dalla sedia è un terno al lotto per il dolore), piano piano la situazione migliora (dolore meno intenso, qualche periodo senza). Entra in casa Loricott, dopo qualche secondo mi prende una fitta alal gamba.

DN: stavo bene, sei entrato in casa e mi torna il male alla gamba

Lor: [sguardo torvo di chi sta per mandarmi a quel paese se me ne esco con la battuta scontata “sei stato tu! esci di nuovo!”]

DN:.. non potresti…

Lor:[sguardo sempre più torvo]

DN: …uscire e rientrare, magari la gamba funziona poi?

Lor:[sguardo del supporto CAD che ti sta per mandare a quel paese, corredato da un sorriso ironico]

Per i non-Inge o non-Informatici: “uscire e rientrare” in gergo informatico significa “fare log out e poi di nuovo log in in un’area utente, tipica soluzione usata quando qualche programma si “inchioda (blocca) e non funziona niente. Spesse al rientro (la nuova login) le cose funzionano.

Piccoli Folletti Crescono

Ieri il Folletto mi ha telefonato da scuola: aveva tre ore “buche” e mi ha chiesto di scrivere per email alla segreteria il permesso di lasciarlo uscire da scuola durante l’ assenza della professoressa. Ai miei tempi lle scuole medie non ci lasciavano uscire da scuola, oppure ci mandavano a casa senza troppi scrupoli se c’erano problemi a scuola. L’ idea della segreteria col permesso per email è segno dei tempi moderni. Alla sera gli ho chiesto che cosa ha fatto: con i suoi due amici hanno preso l’ autobus e sono andati a pranzo da McDo. È la prima volta che esce con i suoi amici senza genitori che accompagnano. Alla sua età io ero andata in vacanza-studio a Edimburgo e giravo per Edimburgo da sola prendendo l’ autobus per andare dalla famiglia di cui ero ospite alal scuola. Io ho iniziato a 10 anni ad andare in pizzeria con il gruppetto di ragazzini del cortile: abitavamo in un quartiere di periferia, la pizzeria era dietro casa. Di fatto, a GrandVille prima era troppo piccolo per andare in giro da solo, poi approfittavo io dell’ oppurtunità di accompagnarlo a scuola per fare una passeggiata, in Belgio ci siamo ritrovati ad abitare distanza “da auto” dai suoi amici. Anche questa “tappa” nella crescita è raggiunta: per me, non per lui che era autonomo ben da prima…